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Misurarsi con le forze del male ha infatti significato sempre, nelle storie inventate da Arthur Conan Doyle che vedono Holmes protagonista, rinegoziare continuamente le nozioni etiche di bene e male, rimettendo in gioco di volta in volta non solo le dinamiche della ragione, ma anche le pulsioni più intime. Immortale come sono gli eroi, Sherlock Holmes è “rinato” continuamente nelle numerose trasposizioni cinematografiche e nelle riscritture (dette “apocrifi” dai cultori del “sacro canone”), e perfino la critica accademica si è occupata sempre più dello spessore psicologico e delle implicazioni sociali, politiche e di genere delle sue rappresentazioni sulla pagina e sullo schermo. Un rilevante contributo va riconosciuto, in tal senso, all’associazione Uno Studio in Holmes, i cui membri vantano convegni, numerose pubblicazioni, l’uscita regolare della fanzine The Strand, e la prosecuzione del cosiddetto Grande Gioco, ovvero la finzione – condivisa da associazioni di studiosi in tutto il mondo – che Sherlock Holmes non sia un personaggio immaginario ma sia realmente esistito. |
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